Camera dei Deputati: presentata interrogazione parlamentare su ritardati pagamenti PA e art. 62 decreto liberalizzazioni

ZANINCOVA e OLIVERIO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi, nei quotidiani Il Sole 24 ORE e Corriere della Sera, sono stati stigmatizzati nuovamente i cronici ritardi nei pagamenti dei crediti alle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni italiane, a causa dei quali il nostro Paese è stato definito il «peggior pagatore» di tutta l’Unione europea;
la Commissione europea, nell’ambito del progetto EU Pilot, ha inviato alle autorità italiane una lettera con la richiesta di informazioni per accertare la mancata applicazione della direttiva europea 2011/7/UE che definisce i tempi di pagamento della pubblica amministrazione (prevedendo un termine massimo di 60 giorni), a decorrere dal 1o gennaio 2013;
il precontenzioso EU Pilot rappresenta il passo che precede l’attivazione della normale procedura di infrazione che potrebbe tradursi, qualora l’inadempienza italiana fosse definitivamente accertata, in pesanti sanzioni a carico della economia italiana, con tutte le inevitabili ripercussioni sulla tenuta dei conti pubblici;
uno dei settori della filiera alimentare che risente in maniera particolarmente negativa di questa situazione e della normativa vigente in materia, è quello della ristorazione collettiva;
con un mercato in appalto stimato attorno al 60 per cento del mercato complessivo, secondo l’Osservatorio ristorazione collettiva e nutrizione (Oricon), i crediti vantati dalle imprese del settore nei riguardi dei committenti (pubblici e privati) a fine 2012 ammontavano ad oltre 700 milioni di euro, con il 30 per cento che superava i 300 giorni. Non si registrano miglioramenti di questa tendenza all’interno del settore, nonostante i tentativi del Governo di sbloccare fondi per pagare i debiti delle pubbliche amministrazioni;
per far fronte agli impegni con lavoratori e fornitori, le aziende sono dovute ricorrere al mercato del credito, con costi che l’Associazione nazionale delle aziende della ristorazione collettiva (Angem) ha stimato in circa 30 milioni di euro relativamente al valore dei ritardati pagamenti cumulati a fine 2011;
la caratteristica di imprese ad alta intensità di lavoro, insieme alla tipologia di materie prime utilizzate nel processo produttivo (prodotti alimentari), fanno sì che la mancanza di equilibrio tra pagamenti di fornitori e debitori determini una serie di effetti negativi sul conto economico delle imprese e nei rapporti con dipendenti e fornitori stessi;
la ristorazione collettiva, a differenza, per esempio, delle imprese appartenenti alla grande distribuzione organizzata (GDO), non si rivolge direttamente ai consumatori finali per ottenere l’immediata riscossione del prezzo ma eroga servizi destinati a tipologie di clienti pubblici (ospedali, istituti scolastici ed universitari, carceri e altro) tra i maggiori responsabili dei ritardi cronici imputati al nostro Paese e deve, al contempo, sottostare agli improrogabili obblighi di pagamento dei fornitori dei prodotti agro-alimentari;
infatti, l’articolo 62 del cosiddetto decreto liberalizzazioni (decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27), stabilendo che per i contratti che hanno ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli e alimentari – ad eccezione di quelli conclusi con i consumatori finali – il pagamento del corrispettivo deve essere effettuato entro 30 giorni per le merci deteriorabili ed entro 60 giorni per tutte le altre merci, non solo deroga la disciplina generale (il decreto legislativo n. 92 del 2012 di recepimento della direttiva 2011/7/UE) in senso restrittivo ma non contempla nemmeno la possibilità, per le parti contraenti, di pattuire diversi termini di pagamento (nei limiti consentiti dalla direttiva);
questa disciplina determina una disparità di trattamento a svantaggio delle imprese della ristorazione collettiva dal momento che le stesse sono tenute ad adempiere l’obbligo di pagare non solo i dipendenti a fine mese ma anche i fornitori entro i termini inderogabili e perentori stabiliti dall’articolo 62, senza disporre di un’analoga garanzia per fronteggiare i ritardi nei pagamenti da parte dei propri debitori, soprattutto quando si tratta di pubbliche amministrazioni;
tale situazione si risolve in un pregiudizio irreparabile nei confronti di un comparto economico/industriale di rilevanza nazionale, con oltre 1.620 milioni di pasti serviti all’anno, un numero di occupati di oltre 70.000 persone e un valore di utilità sociale rappresentato dal servizio offerto alle fasce più deboli della popolazione (bambini, malati, indigenti, e altro);
la ristorazione scolastica, nello specifico, con oltre 2 milioni di bambini che pranzano ogni giorno all’interno di una mensa gestita dalle imprese di ristorazione collettiva, rappresenta un importante strumento per la promozione di corretti stili alimentari e della qualità nutrizionale –:
se e quali iniziative il Governo intenda assumere per contrastare i ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali che affliggono in particolar modo la ristorazione collettiva, impedendo lo svolgimento della normale attività e l’adempimento delle obbligazioni assunte nei confronti dei fornitori di prodotti agroalimentari;
se e quali iniziative intenda promuovere il Governo – con particolare riferimento al riequilibrio delle condizioni contrattuali riferite al pagamento dei fornitori di prodotti agricoli – per tutelare la specificità della ristorazione collettiva quale parte integrante della filiera alimentare italiana, così da garantirne la competitività rispetto la funzione sociale assunta e la qualità del servizio offerto a utenti/consumatori. (5-02129)


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